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Pentatonix: “PTX vol. IV – Classics”. La recensione

Chi non ricorda i Neri per Caso, la formazione a cappella di Salerno che sbancò Sanremo nel 1995 con il suo brano “Le ragazze”? In Italia c’è una grande tradizione per quanto riguarda il bel canto e non deve stupire che anche da noi abbia attecchito il fenomeno Pentatonix, i cinque ragazzi di Austin, Texas, che si sono fatti conoscere nel 2011 grazie alla loro vittoria del talent show dedicato ai gruppi vocali “The Sing-Off”.

Da allora i cinque Pentatonix (Avi Kaplan, Mitch Grassi, Scott Hoying, Kirstin Maldonado e Kevin Olusola) si sono fatti conoscere in giro per il mondo grazie alle loro abilità canore e alla loro preparazione musicale di ogni brano a dir poco fantastica (fatevi un giro sul loro canale Youtube e guardatevi i video del remix dei Daft Punk e Evolution of Music). La loro tecnica e il loro assoluto utilizzo della sola voce senza il supporto di basi strumentali li hanno portati a vendere oltre 6 milioni di album solo negli Stati Uniti, hanno vinto 3 Grammy Awards, sono stati protagonisti di fortunati (e spesso sold out) tour mondiali, hanno collezionato oltre 2 miliardi di visualizzazioni su YouTube (con 13 milioni di iscritti sul loro canale), hanno partecipato al film “Pitch Perfect 2”, hanno conquistato la Billboard Top 200 grazie all’album “Pentatonix” e continuano a collezionare successi e consensi da pubblico e critica.

Ora, nel 2017, la band a cappella ha deciso di pubblicare il suo quarto disco,  e dopo un progetto solista “PTX vol. IV – Classics“, composto da sette canzoni tutte cover di brani famosissimi: l’album è composto da sole sette canzoni e comincia con il singolo scelto per la promozione del disco, “Bohemian Rhapsody” dei Queen, accompagnata da un video che in soli sette giorni ha già raggiunto i dieci milioni di visualizzazioni. L’esecuzione del brano è a dir poco perfetta e non sfigura in nessun modo rispetto all’originale, risultando piacevolissima e di altissima fattura. Il secondo brano, che è anche il secondo singolo pubblicato, è la iconica “Imagine” di John Lennon, una canzone fin troppo pubblicizzata per non essere una trappola ed essere vissuta da ognuno secondo la sua personale visione musicale: i Pentatonix l’affrontano alla loro maniera con il video che è un messaggio di supporto alle minoranze, che siano sessuali o razziali (e che anche lui ha raggiunto le dieci milioni di visualizzazioni).

Pentatonix – “PTX vol. IV – Classics” – Cover

Il terzo pezzo è “Boogie Woogie Bugle Boy“, canzone dei The Andrews Sisters che è diventata un pezzo iconico nella Seconda Guerra Mondiale e che può essere considerato un prodromo del genere jump blues, ripreso anche da Christine Aguilera nella sua “Candyman”. Il brano è puro divertimento e ricordo nostalgico in poco più di due minuti: subito dopo troviamo “Over The Rainbow“, canzone scritta da Harold Arlen con testi di E.Y. Harburg e portata al successo da Judy Garland grazie al film “Il mago di Oz” del 1939, un pezzo tutti sentimenti e poesia che viene pennellato dalla voce della Maldonado con una punta di venature jazz che non fanno assoolutamente male.

Facciamo un salto di qualche decina d’anni e veniamo catapultati nei magnifici e scintillanti anni Ottanta con il brano che ha reso famosi gli A-Ha di Morten Harket, quella “Take on me” che ha fatto sognare decine di ragazzine grazie anche ad un video divenuto leggendario: era molto difficile rendere appieno il beat della musica elettronica utilizzando solo le voci ma i Pentatonix non demeritano nell’impresa e reggono al confronto. Subito dopo i nostri cinque temerari vanno a scomodare il Re, Elvis Presley, decidendo di cantare un suo brano famosissimo, “Can’t Help Falling In Love“, divenuto una bandiera dei suoi concerti: la canzone viene rallentata e riadattata e non perde un grammo del suo fascino originario. Il disco si chiude con una collaborazione (cosa rarissima per i Pentatonix), che chiamano Dolly Parton per cantare il suo successo del 1974 “Jolene“: per una volta il coro si trova praticamente a fare da base musicale e l’esperimento riesce senza sbavature o forzature.

Che dire, i Pentatonix sono una delle realtà più belle della musica attuale: la loro capacità di armonizzare e ricreare brani utilizzando solo la voce ha qualcosa di pazzesco e la sintonia e coesione tra le tre voci principali e la parte “strumentale” (il beatbox di Kevin Olusola e il basso di Avi Kaplan) deriva da anni di duro lavoro che si sente tutto. Partendo da un talent show i cinque statunitensi hanno dimostrato davvero di averlo il talento e lo mostrano in ogni loro composizione, ricreando brani famosi e riarrangiandoli per l’esecuzione vocale senza far perdere loro un grammo di bellezza ma anzi incrementandola con un valore aggiunto importante che rende i pezzi riconoscibili anche al pubblico meno attento. Questo “PTX vol. IV – Classics” è un disco consigliato non soltanto agli amanti del genere ma anche a tutti coloro che amano le belle voci e le grandi esecuzioni vocali e non disdegnano il talento: qui dentro ne troveranno quanto ne vogliono.

IL NOSTRO PARERE IN BREVE

"PTX vol. IV – Classics" è un disco consigliato non soltanto agli amanti del genere ma anche a tutti coloro che amano le belle voci e le grandi esecuzioni vocali

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