I cinque anni di silenzio intercorsi tra “Panic Room” (2002) e “Zodiac” (2007) avevano messo in allarme i molti fan di David Fincher , regista di film di culto “Fight Club” e “Seven” . Da allora però il regista californiano si è dimostrato molto prolifico regalando capolavori (come il suddetto “Zodiac” o il recente “The Social Network” ) e film meno riusciti (come il deludente “Il curioso caso di Benjamin Button” ). David Fincher | © Valerie Macon / Getty Images Ora Fincher è impegnato nella post produzione del suo quarto film in quattro anni, l’attesissimo “The Girl With The Dragon Tattoo” , remake del film svedese “Uomini che odiano le donne” , primo adattamento cinematografico della trilogia letteraria “Millenium” di Stieg Larsson . Il film che vedrà protagonisti Daniel Craig e la giovane talentuosa Rooney Mara è in arrivo nei cinema americani a Natale (in Italia chissà, forse per non “disturbare” i cinepanettoni l’uscita sarà posticipata). Ad ogni modo Fincher non perde di vista la sua attività di produttore e, stando a quanto riporta l’Hollywood Report , avrebbe intenzione di produrre un biopic dedicato alla vita di Dorothea Lange , coraggiosa fotografa dell’era della Depressione che catturò immagini iconiche divenute il simbolo della crisi economica americana e della povertà degli anni ’30. Angela Workman è stata ingaggiata per sviluppare la sceneggiatura, mentre Leslie Dektor e David Ginsberg produrranno il film insieme a Fincher. Dorothea Lange visse a Berkeley negli anni ’30 e fu ingaggiata dal Resettlement Administration per fotografare i lavoratori migranti giunti in California in cerca di lavoro, le persone protagoniste dell’intenso “Furore” di John Steinbeck , il quale fu profondamente influenzato dal lavoro della Lange. La fotografa viaggiò attraverso i campi di migranti insieme al secondo marito, l’economista Paul Taylor, documentando l’estrema povertà e le terribili condizioni di vita. Quando le sue prime foto vennero pubblicate su Life, furono incluse non come parte di una denuncia della disperata situazione, ma come input a riaccendere la speranza nella ricerca e nell’applicazione di nuove pratiche agricole. Il nome dell’autrice non fu neppure segnalato, ma in calce alle foto venne aggiunto solo quello dell’agenzia. Soltanto diversi anni dopo, la Lange, che oggi è una delle fotografe più celebri della storia, ottenne i dovuti riconoscimenti.